|
× Home ×
× Testi ×
× Spunti ×
× Galleria ×
× Links ×
Since March 11, 2007
WebMistress: V. D.
valentina.dori@hotmail.it
|
× Varie ed Eventuali ×
Iris Murdoch
Estratto da "L'apprendista", 1986
Dialogo tra Thomas e Edward, pp. 63-65
"Ora ascoltami. Tu stai compiendo - per caso o per tua colpa - un viaggio spirituale che molti comprerebbero volentieri, consciamente, e anche a caro prezzo: ma non si può comprare. Tu raffiguri te stesso, la tua immagine illusoria, in corso di dissoluzione. Ciò ti mette in una posizione insolita, molto vicino alla verità, e tale vicinanza fa parte della tua pena. Dici che non hai energia, che sfrutti la mia: non è così. Il tuo inconscio si bea della sconfitta del tuo io superbo, e questo malvagio inconscio piacere ti inonda di energia demoniaca, che utilizzi per alimentare l'odio e la rabbia. Quella che ho chiamato la tua eloquenza, il tuo flusso di metafore, è un sintomo della tua malattia. Tu odi il tuo io danneggiato e senti di non poter vivere con esso, eppure al tempo stesso te lo godi disperatamente. Descrivi il tuo dolore come un sistema. Infatti lo è: un sistema difensivo di falsità che si sostengono a vicenda, prodotte istintivamente al fine di proteggere la tua vecchia egoistica immagine di te stesso, che non vuoi perdere, di cui non sopporti la morte, perché somiglia tanto alla tua morte. Parli continuamente di morire e questo discorso è un surrogato della morte reale, necessaria, la morte delle tue illusioni. La tua "morte" è una morte finta, semplicemente la falsa nozione che, in qualche modo, senza fatica, tutti i tuoi guai potrebbero svanire. E' qui che ti trovi e, in questo luogo, un credente si metterebbe a pregare: quindi tu devi trovare un tuo equivalente della preghiera. La parola "volontà" raramente definisce alcunché di percettibile, ma qui occorre un atto di volontà, un atto di benintenzionata concentrazione. Tu, dentro di te, nell'intimo del tuo cuore devi misurare l'entità del tuo potere, devi ridirigere quella strana energia che, sebbene ambigua, è un dono divino, qualcosa che ti viene dato da oscure divinità. Non ti dico di non provare rimorsi, no, di non sentirti in colpa: solo, sii sincero in questo. Il sincero rimorso conduce alla fruttuosa morte dell'io, non già alla sua sopravvivenza sotto mentite spoglie. Riconosci le menzogne e respingile, su tutta la linea. Vorresti che dis-accadesse l'accaduto, provi rabbia e odio verso tutto ciò che impedisce questo e in cui tu vedi la causa della tua "perdita d'onore". Questi vecchi profondi "desideri" naturali ti appaiono irresistibili. Tienili a freno, invece: renditi conto che sono menzogne e illusioni. Procedi al di là di esse, entra in una zona aperta e tranquilla, e ti troverai in un luogo assolutamente nuovo. Non sei mai stato in questo luogo, finora, e la persona che si trova là è una persona nuova. Dici di vivere in pena. Fa' che sia la pena per la morte del vecchio "io", e il moto vitale del nuovo "io" vero e sincero. Noi tutti siamo avvolti in serici strati di illusioni che, istintivamente, riteniamo indispensabili alla nostra esistenza. Spesso tali illusioni sono innocue, nel senso che possiamo seguitare a essere ragionevolmente buoni e abbastanza felici. Talvolta, a causa di una catastrofe, per un lusso o per la perdita totale della stima di sé, le nostre falsità diventano perniciose, e siamo obbligati a scegliere fra due alternative: accettare la dura verità oppure fabbricare altre menzogne, sempre più freneticamente, aggressivamente. Ti suggerisco di renderti cosciente della tua situazione, farti forza e pregare. Non sperare in nulla tranne la verità: vedere colpa e dolore quali sono in sé e per sé. Vivi in pace con la tua disperazione. Vivi tranquillo insieme al tuo senso di colpa, con il misfatto e le sue conseguenze. Siedigli accanto, per così dire, e considera le ferite del tuo amor proprio come la rimozione di profonde illusioni che esistevano prima e che il caso ha lacerate. Se continuerai a smentire le menzogne e opporre resistenza alla rabbia che ti deforma il mondo, ebbene, gradualmente ti accorgerai che il povero vecchio "io" ferito, con i suoi furiosi lamenti e il suo odio per sé e per tutti gli altri, non sei affatto tu. Quell'"io" sta morendo, ma un altro "io" lo guarda morire. E a poco a poco utilizzerai la tua energia vitale - quella che gli dei ci inviano per il bene o per il male - al fine di animare il tuo nuovo "io" e non più - non più - quel gesticolante burattino che un tempo credevi di essere. Ascoltami, Edward: io non ti suggerisco qualcosa di pazzesco come la santità istantanea. Ti suggerisco quella che è, in un senso immediato, la tua salvezza. Voglio che tu faccia un buon lavoro, e puoi farcela. Non potrai mai cancellare l'esperienza della "terribile cosa", non ti "riprenderai" mai interamente. Eppure, riuscirai in parte a dimenticare: ci penserai ogni giorno ma non per tutto il giorno. Quello che chiamo la tua salvezza consisterà in un graduale parziale oblio, via via che il nuovo "ego" crescerà. Se in ciò riuscirai, sia pure in parte, sempre il ricordo viaggerà con te a mo' di prova del potere che ha lo spirito di guarire l'anima, quando, con buona volontà, ti rivolgi alla verità, a quel tanto di luce che conosci, e, semplicemente, smetti di produrre quelle illusioni che, adesso, sembrano essere la tua unica forza vitale. Continui a ripetere a te stesso che sei all'inferno. Non è un luogo adatto per le anime: restarvi è male, per esse. Tu sei in grado di uscirne. Se compirai uno sforzo, sia pure debole ma serio, comincerai a sentire la vita del nuovo essere che puoi diventare."
|