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× Appunti dal Grande Seminario di Diotima 2006
"Partire da un'altra parte"
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(Margine d'errore e incompletezza: medio-alto)



13 Ottobre 2006 - Grande Seminario di Diotima
"Partire da un'altra parte"
Angela Putino e Federica Giardini - "L'impersonale"


[ Relazione di Angela Putino – Letta da Tristana Dino ]

Impersonale = prescinde dal corpo. Posizione disincarnata.
Filosofia -› Distinguere ed individuare coesioni di pensiero che attengono ad altri piani -› custodisce un pensiero che accade altrove -› politica.
Ogni politica non muove da un calcolato interesse, ma si avvia a partire da un indimostrabile. Impersonale declinato a partire da sé.
Giustizia = impersonale. Giustizia non intesa nel moderno senso della parola.
Libertà femminile e giustizia indimostrabile come punti di partenza.
Per pensare in modo politico i partiti sono d’impaccio (pensiero ripreso da Simone Weil, contraria alla politica dei partiti).
Ciò che pensa una donna è pensiero, non interesse di parte. Non bisogna cercare riferimenti sociali o storici in quest’idea di giustizia. Non ha bisogno di consenso.
La libertà si pone in modo impersonale (≠ oggettivo).
Le soggettività si fanno attraversare da quest’evento della politica, dell’impersonale.
Consigliata la visione del sito internet www.adateoriafemminista.it per approfondimenti e delucidazioni in merito.


[ Relazione di Federica Giardini ]

Impersonale = passione per la realtà.
I tempi sono favorevoli, c’è una capacità femminile nello stare nella sfera pubblica e del lavoro, un cambiamento rispetto al passato.
Impersonale = non priorità del proprio.
La donna è meno egocentrica e individualista, il che può rappresentare un pericolo, dal momento che c’è il rischio di schiacciarci sulle domande sociali che ci vengono rivolte.
Seconda ondata di emancipazione.
Studi sul rapporto fra diminuzione della corruzione e aumento delle donne in una certa sfera. La diminuzione della corruzione è dovuta al fatto che la donna al governo è l’ultima arrivata, quindi non inserita. La donna è chiamata per l’efficacia del suo agire. Aminanta Traoré, ex Ministro della Cultura del Mali fu stupita della chiamata a diventare Ministro, chiamata avvenuta perché il suo fare politico non è ordinario, e perché lei possiede la capacità d’inventare parole.
Un altro esempio potrebbe essere quello di una cardiologa che ha denunciato dei colleghi che spingevano alcuni malati di cuore a sottoporsi ad interventi non consoni alla gravità della loro malattia.
Capacità femminile di stare alla lettera della realtà, precisione, ampliamento. L’impersonale è dunque anche l’inclinazione della donna a prendersi cura delle cose, a fare bene le cose, seguirne le venature. Flebile il tornaconto personale. Deviano in secondo piano. L’io non va incontro, ma viene avanti una presenza piena, l’autorevolezza.
Realismo femminile -› “io sono una donna” è il tramonto di sé e l’alba del mondo. Azione che tende alla perfezione, al necessario.
Impersonale = sentire, sogno, pietà e amore, che vengono prima della costruzione dell’io.
Il favore dei tempi rende meno evidente l’aprirsi della realtà, per le donne.
Punti oscuri -› femminilizzazione del mondo del lavoro.
La soggettività diventa una risorsa per il lavoro. Trovare soluzioni, se non inventarne. Il lavoro diventa un’ossessione e toglie tempo ad altro.
La donna rischia di essere un’ottima ed entusiasta cittadina.
Un ritorno in forze della politica in istanze non singolari. Il particolare è d’intralcio.
C’è l’idea che essere uomo o donna ormai non conta più. Sta sul lato di essere sessuato. I giovani, in particolar modo, dimenticano di avere un sesso. Si lasciano omologare, “neutralizzare”, senza ribellarsi, anzi, accettandolo con gioia (“Etica della differenza sessuale”, Luce Irigaray).
La donna punta sempre al verso, senza tornare a sé. La donna non deve perdersi. Nell’impersonale c’è il pericolo, per una donna, di essere alienata. In questo conta la pratica del partire da sé. La possibilità di raccontarsi, di non partire dal già detto.
L’impersonale permette di allontanarsi dai vissuti, dalle fantasticherie. Il partire da sé, negli anni ’70, è stata una dichiarazione d’indipendenza.
Nell’infanzia c’è la possibilità di perdersi totalmente nel gioco grazie alla presenza di una figura su cui fare affidamento.
“Il dubbio, per una donna, corrompe il sangue”. La donna è fragile bisognosa di protezione, di conferme che costituiscono un percorso infinito, perché questa fame di rassicurazione non si esaurisce mai.
L’impersonale porta alla pienezza, e parte dalla felicità, dalla forza. Dire il vero al di là di quanto è lecito.
L’impersonale è asimmetrico, non coincide con il canone maschile.
C’è una qualcuna, ma che non lascia che le debolezze la blocchino.


Dibattito conclusivo

Il sé è quanto di più impersonale ci sia. Il sé non è l’io.
Quando una donna pensa, il suo pensiero è per tutti.
Partire da sé è trarre forza dall’esperienza del mondo.
Attraversare l’io per andarvi oltre. Non si deve o stare chiusi in sé o troppo all’esterno. Bisogna attraversare l’io e necessariamente scorgerne le imperfezioni.
La differenza fra uomo e donna sta nel quotidiano. La riconoscenza della donna nel mondo del lavoro la eleva al livello dell’uomo e porta quindi alla neutralità. Il pubblico incoraggia la neutralizzazione.
La politica dei partiti non permette l’espressione dell’io, perché si devono portare avanti idee altrui.