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× Appunti dal Grande Seminario di Diotima 2006
"Partire da un'altra parte"
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(Margine d'errore e incompletezza: medio-alto)



6 Ottobre 2006 - Inizio del Grande Seminario di Diotima
"Partire da un'altra parte"
Chiara Zamboni - "La mancanza e il bisogno di reale"


Si è già parlato del "partire da sé" (testimonianze del seminario interessato raccolte ne "La sapienza di partire da sé", Diotima, ed. Liguori, 1996, ndr).
Tema del reale. Abitiamo il mondo senza definire cos'è il reale. Di norma il reale è inteso come sfondo. Solo nel momento in cui avvertiamo l'irreale, attorno a noi, ci poniamo la questione di che cosa sia il reale. Il volto delle cose si presenta in modo differente, e non possiamo fidarci più di nulla. (L'irreale non è da confondersi con il falso). Perché avvertiamo questo cambiamento? Il mondo si è "spostato", rispetto a noi.
Percezione -› Barbara Duden: la medicina moderna fa cadere nell'irreale l'esperienza che le donne hanno del proprio corpo, in special modo durante la gravidanza. Durante la gestazione, i cambiamenti che la donna vive e sente all'interno di sé non vengono confermati dalle ecografie e dai controlli ospedalieri di norma. Per questo motivo la donna incinta avverte un senso d'irrealtà. La sterilizzazione della percezione porta all'irrealtà. Altro esempio si può fare riferendosi ai nuovi armamenti del soldato tipo della NATO: uno scafandro leggero, che oltre a proteggerlo fisicamente lo isola da tutto ciò che lo circonda, mettendolo in contatto unicamente con il proprio superiore ed un medico, in caso d'emergenza. Il soldato viene così estirpato dalla realtà, mancando il contatto con essa.
La percezione è contatto, imprevedibilità. La mancanza di contatto porta all’irrealtà. C’è l’effettiva possibilità di cambiare il modo in cui sta andando il mondo. Lo sguardo, atto di coraggio, porta al contatto, poiché spezza lo stare nella propria dimensione. E’ importante aprirsi allo sguardo dell’altro. Esiste un legame fra come vediamo la realtà e la politica. Come pensiamo agiamo politicamente. Jean-Paul Sartre, ne “La Nausea”, scrive di un tutto di cui non riusciamo a liberarci, di un’insistenza dell’esistenza. Nausea, appunto, per abbondanza di esistenza. Sartre vede la libertà come negazione dell’esistenza.
Iris Murdoch vede quella di Sartre come una posizione gnostica, dunque priva di luce, che implica un superamento della materia. Murdoch si trova in contrasto con questo pensiero, essendo infatti caratterizzata dall’amore per la realtà. Anche in Tolstoj si può notare lo stesso sentimento, espresso nella stesura del romanzo “Anna Karenina”, che prende il titolo dal nome della bivalente protagonista. Una donna splendida, ma con una linea d’ombra. L’autore la “segue” sempre, in tutte le sue sfaccettature, senza tralasciarne alcuna. Non libertà personale, ma dell’altro da sé.
La politica delle donne attribuisce molta importanza alle pratiche. Si tratta di processi aperti, che traggono forza dalla realtà così com’è. I momenti che acquistano un determinato valore diventano orientamento di una pratica. Agire politicamente mantenendosi fedeli alle esperienze vissute.
Quando qualcosa è bello c’è un elemento di angoscia, perché accade senza un motivo. Orienta la tua vita, anche se magari oggettivamente non è nulla.
Scommettere nella politica delle donne, non un appoggiarsi ad essa.
Esistono strategie linguistiche in grado di creare irrealtà, allontanando. Di questo tratta anche Hannah Arendt nel suo “L’umanità in tempi bui”. Utilizzare parole che creano una sensazione d’irrealtà è diverso dal dire il falso. Si possono portare ad esempio i telegiornali, in cui i giornalisti annunciano le notizie, a prescindere dalla gravità o leggerezza di queste, in tono concitato e drammatico., il che richiede agli spettatori una risposta di tipo emotivo che sia in linea con il tono utilizzato dal giornalista. Sentimentalismo d’emozioni prescritto.
Perché i sentimenti siano reali serve un’iniziale passività, riflessione, perché avvenga poi l’urto con la realtà. Es.: Berlusconi › utilizza un tono seduttivo, attraendo sul niente, su un simulacro. L’irrealtà può venire creata dal dichiarare cose opposte da un giorno all’altro, senza ponti. Cercando di escludere delle realtà siamo noi a diventare irreali.
Ritirarsi in se stessi o nel proprio gruppo d’amici è elemento di disagio nel mondo. Sentirsi inadatti, non in sintonia. Desiderio di politica, a partire da questa sensazione. Nello scambio cerchiamo di ripartire nel mondo. Esilio interiore, senza però murarsi in sé, ma per dissidio del mondo, mantenendo aperto il rapporto con il mondo (Arendt). Accogliere l’urto del reale, anche quando si disgrega quello a cui eravamo legati. Accettazione della nascita di qualcosa di nuovo, metterci a disposizione affinché avvenga. La partecipazione a questo seminario è sintomo che sentiamo che qualcosa non va.


Dibattito conclusivo

Ci sono relazioni che aprono al reale, altre che non lo fanno.
Il nuovo nega la realtà. Esistono dimensioni prive di attrito, società differenti dalla nostra, prive di performatività. Pensare di portarsi in una dimensione che è irreale ma da’ un senso d’onnipotenza. Non ci si disloca da un’altra parte. L’urto ci deve essere, per partire da un’altra parte.
Performatività -› es.: essere donna = attenersi a determinati comportamenti.
Affidarsi al linguaggio, in politica, fa perdere il senso della realtà. La performatività linguistica da’ l’attrito.
Angoscia data dall’ignoranza del movimento della realtà. Bisogno di sicurezza nelle parole degli altri. Etica che ci impedisce di ascoltare. Automoderazione. Non avere il coraggio di contrastare il luogo comune.
L’incoerenza è vitale e testimonianza di un grande legame con la realtà. Si concede che la percezione manchi per paura o per euforia, eccitazione. Un inizio inizia, ma non puoi controllarlo, solo accompagnarlo.
Diotima si divide in due correnti di pensiero: chi crede nell’esistenza di due mondi, chi in quella di uno solo.